venerdì 9 luglio 2021

Vorrei tanto sfogarmi e parlare con qualcuno. 
Ma ci vorrebbe qualcuno di assolutamente sconosciuto, a cui affidare tutti i miei pensieri, per poi non incontrarci mai più. 
Gli darei questo pacchetto di pensieri ben chiuso con lo spago per non perderne neanche uno, e poi non vorrei altro. Né consigli, né conforto, né giudizi. 
Basterebbe solo parlare e affidargli tutto.
Non ho nessuno a cui affidare, ma solo mostrare molto brevemente quello che provo.
E a volte, mi piacerebbe proprio non provare niente.

domenica 20 giugno 2021

Devo fare outing

 Posso e voglio scriverlo solo qui: fare la mamma è un sogno realizzato (ebbene sì, modestamente un altro che posso archiviare nella cartella "done!"), ma alle volte temo che la cosa sia davvero più enorme di quanto aspettassi.

A volte mi sento persa se penso alla libertà di prima (momentaneamente in stand by), alla tranquillità di alcune cose, alla grande responsabilità che mi sono presa nel crescere un essere umano, responsabilità dalla quale ora non posso più tirarmi indietro. Temo errori piccoli e grandi, rivoglio il mio corpo di prima, chiedo mille volte a mio marito se mi trova ancora carina, e penso agli amici che escono come, dove e quando vogliono.

Se mi avessero proposto uno scambio (un figlio per la mia libertà di azione) avrei scelto il primo senza ombra di dubbio, e così proseguo nella certezza che la mia vita sia ciò che ho scelto, e sicuramente non ho rimpianti, solo che mi sento strana e forse un po' provata dallo stress degli ultimi tempi, spero di riprendermi. Ma alle volte, solo alle volte, sento questo soffocamento davanti al pensiero di "finché morte non ci separi".

Comunque nulla che quella testolina profumata e quelle guanciottine morbide non possano guarire all'istante. Devo solo abituarmi al ruolo, solo questo. 

domenica 13 giugno 2021

Un anno dopo..

 Un anno dopo il mio ultimo post, oggi c'è Neri Romero.

Neri è nato il 23 Maggio, dopo aver perso qualsiasi speranza che potesse arrivare. Neri che mi rende enormemente grata del fatto che ci sia. Neri che mi ha resa mamma, finalmente.

È dura di questi periodi, ragazzi. Dura. Per tante cose. Ma bisogna resistere. Speriamo. Intanto mi tengo felicità e gratitudine, l'amore, la gioia, l'incredulitàdi questo miracolo, Gio che mi è sempre vicino. Sempre.

Valeva la pena combattere. Sono qui, adesso e sempre.

Arriveranno giorni migliori. 

lunedì 1 giugno 2020

Degli anni che passano, dei cambiamenti, delle scelte.

Quante cose sono cambiate dall'ultimo mio post.
Tuttavia, nonostante le mie lunghissime e frequenti assenze, lasciare questo luogo sarebbe come lasciare la casa dove si è cresciuti, e per quanto la mia ispirazione nella scrittura latiti da tempo  e io venga qui sempre meno spesso, ogni tanto mi piace tornarci.

Oggi è il 1 giugno.
 Fra 14 giorni compio 40 anni. 
Ho iniziato a scrivere questo blog a 23. 
Guardarmi indietro mi è sempre piaciuto, così come il pormi domande, il ripercorrere i miei passi.
Questo è un momento piuttosto strano per tale processo, è un anno iniziato in un modo mai visto prima: un'epidemia che ci ha costretti alla chiusura, al restare in casa, a pensare. 
Non ne ho sofferto tanto prima, quanto adesso, nel momento del ritorno alla vita, avendo avuto finalmente la prova tangibile del fatto che le cose sono imprevedibili e la nostra volontà è ben poca cosa a confronto di quanto la vita decide per noi, ed in fondo, è anche un'ottima lezione da tenere presente.
Un anno all'insegna  di cambiamenti profondi, questo qui, cambiamenti iniziati a fine 2019 e finalizzati da poche settimane, dove ho ancora una volta avuto la prova tangibile del fatto che il mio carattere sta diventando meno spinoso, più morbido e capace di affrontare alquanto serenamente i cambiamenti, il che dimostra di nuovo a me stessa che ne sono in grado, più di quanto io pensi e mi giudichi capace. 
Nonostante le improvvise(e comunque più rare rispetto a prima) tirate di capelli che il mio stato di ansia mi riserva alle volte, nonostante il trovare negli altri tante cose meravigliose- ovviamente, le stesse cose che trovo orribili su di me- sento che il pezzo di terra duro e poco malleabile che ero prima si sta ammorbidendo e sta trovando la sua dimensione nel modellarsi in maniere diverse, invece che restare fermo sui suoi punti di riferimento senza riuscire effettivamente a staccarsi.
Ora riesco a lasciare la presa dagli scogli sui quali prima mi aggrappavo disperatamente per paura del mare aperto, e per quanto la nuotata possa a volte rivelarsi ardua e difficoltosa, vada come vada: io nuoto.
Non mi sento più incompleta ma semplicemente in costante miglioramento, non mi mancano pezzi ma trovo che quelli che ho già vadano limati e perfezionati; non sono più alla ricerca di qualcosa che mi possa completare e soddisfare, ma sono ME.
Il "me" indica certamente una cosa: di sicuro non mi concederò mai un essere completamente soddisfatta di me stessa, ma nemmeno una mia nemica. Penso, rifletto, mi osservo, vedo che i miei capelli iniziano a cambiare vagamente colore e a volte intravedo allo specchio la persona vecchia che sarò, ma tutto sommato riesco abbastanza a perdonarmi per tutto ciò.
Lo scorso anno, inaspettatamente, è arrivato Giorgio: la persona della mia età matura. La persona con la quale continuo a divertirmi come se fossimo due adolescenti cretini ma con cui il legame non è più 1/2 + 1/2=1, ma 1+1=2.
Due persone intere che formano un duo, sul quale si lavora e si costruisce ogni giorno.
Doveva arrivare Giorgio affinché il regalo più grande si potesse compiere, ovvero rendermi conto di cosa sono diventata a questo punto della mia vita. Lui è un po' il mio specchio riflettente, quando invece chi c'è stato prima, chi volente e chi no, semplicemente prosciugava la mia immagine in quello specchio.
Il destino mi ha fatto un presente strano: non solo mi ha portato qualcuno che potesse riflettermi senza far scomparire il mio viso allo specchio, ma mi ha anche dato la possibilità di far tornare gente del passato quando avevo finalmente la capacità di vederla per quel che era, godendo non tanto del meritato benservito che ho rifilato non senza soddisfazione, ma soprattutto godendo del fatto che io ero lontana ormai anni luce dalla persona che ero stata quando loro erano parte della mia esistenza.
Il cercare di scorgere la mia me di prima è qualcosa su cui indugio molto, in tanti modi: dal commuovermi per una serie di pubblicità di quando ero bambina e cercare le stesse sensazioni e stati d'animo, al pensare a cosa stava succedendo nella mia vita "tot anni fa in questo periodo", il ricordare semplicemente tante cose, costantemente . La differenza sostanziale, però, è che adesso non lo faccio più con dolore e mancanza, ma con un dolce senso di nostalgia che mi accompagna.
Penso con più dolcezza al passato, con meno senso di oppressione al futuro, e soprattutto penso con concentrazione al presente. 
Ogni tanto cado, crollo, sapendo di avere vicino a me qualcuno che sostiene la mia testa stanca e il mio cuore in tumulto quando ne avverto la necessità, e il potersi abbandonare a questo sollievo senza dovermi preoccupare, mi ripaga di tutto ciò che ho affrontato per arrivarci.

Sono stata fortunata. Sono stata brava.


giovedì 25 aprile 2019

So far, so good...so what??

Sono innamorata.

Di me stessa, della mia attuale esistenza, di ciò che scopro ogni giorno, di quello che ancora ho da imparare e forse, ma dico forse, di qualcuno.

Sono così innamorata che provo gioia nel cercare di rendere felici gli altri con qualsioasi cosa: una parola, un gesto, un essere vicina anche solo con uno sguardo.

E' così lunga la strada, ma così bella. Grazie, vita.

lunedì 24 dicembre 2018

2018..ti ho smascherato.

Caro 2018, 

prima che tu giunga al termine aumentando di 365 giorni la mia vita e togliendone altrettanti per raggiungere il grande traguardo finale, ti devo dire due parole.

Ti ho cordialmente detestato, sappilo. Sei stato decisamente meno semplice, meno simpatico, meno in discesa di quanto mi aspettassi, e francamente: spesso, in questi 12 mesi, mi sei stato decisamente sulle palle.
Però hai presente quegli insegnanti che mentre devi sopportarli non vedi l'ora di mandarli a quel paese, ma poi, quando hai il diploma in mano, sono quelli che iniziano a mancarti prima degli altri? Ecco, proprio così.

Caro 2018, sei stato un anno strano, senza particolari eventi, senza folli spese e divertimenti, senza accadimenti da evidenziare, con pochi alti (nemmeno troppo alti) e una quantità di bassi così abissali che nemmeno so come potessero arrivare tanto in fondo. 
Ma tu si, che sei stato un gran maestro! E di questo ti ringrazio.

Tu hai iniziato il "mio" anno dandomi la certezza che ciò che aspettavo da tanto si sarebbe finalmente realizzato, e mi hai vista tremare e temere e poi affrontare le conseguenze dei miei desideri per poi, infine, uscirne vittoriosa; mi hai vista girare la faccia per non guardare ciò che non volevo, ma poi mi hai obbligata a stare lì a intrattenere amorevoli conversazioni coi miei demoni; mi hai messa alla prova con ciò che detesto: sentire la mancanza di qualcuno fino a non avere più respiro, desiderare di non avere più vita, e guardare nelle mie viscere per vedere quanto profondo fosse quel buco che cercavo di colmare con qualsiasi cosa; mi hai osservata fare piccoli movimenti in cerca di sollievo fisico e mentale, movimenti che poi si sono fatti sempre più disinvolti e sicuri, e adesso non cammino, ma ballo; mi hai mostrato-come se ancora ce ne fosse bisogno- che l'istinto è un compagno da non sottovalutare e che le scelte di stomaco sono altrettanto valide rispetto a quelle di testa; mi hai dimostrato che non si muore se non quando, effettivamente, si arriva alla fine dei nostri giorni, ma che fino ad allora si può sempre migliorare e sperare, e c'è sempre possibilità di spostarsi per vedere le cose da un'altra prospettiva; mi hai allontanata (o meglio, hai fatto si che mi allontanassi) da persone e situazioni che mi facevano soffrire, facendo fiorire in me i germogli di consapevolezza che già sentivo nascere nelle tue prime settimane quando, piena di punti, drenaggi, ematomi da punture, guaine contenitive e calze costrittive, iniziavo a pensare che l'unica persona che dovevo ringraziare per tanta strada fatta, non era altri che me.
E ho smesso di credere che la mia strada sia sempre poco meritevole di essere ammirata, sempre fallimentare, sempre poco interessante rispetto alle altre, meno bella, meno tutto. La mia strada è bellissima, e ci saranno giorni di merda a palate anche in breve tempo, ma va bene così. 
Non voglio strade altrui, voglio la mia perché è la mia e basta.

Caro 2018, mi hai vista ballare. BALLARE, dico. 
Io, ballare. 

Io che l'ultimo corso di danza l'avevo fatto, se non ricordo male, nel '92, con le maglie larghe con la scritta "Michael Jackson" per non mostrare la pancia nella tutina aderente da danza.
Io che ballo. Senza pensare, io coi miei stivali e le mie cicatrici e i miei leggins che indosso in palestra dove vado volentieri 2 volte a settimana (mi viene quasi il dubbio che io stia parlando di me stessa in questo momento), io che sfogo le mie amarezze nello sport, invece che nei fornelli (che però restano un piacevole rifugio e conforto, quando so di dominare le mie voglie e di non affogare dispiaceri nel cibo).

Io, che passerò questa vigilia a casa senza depressione festiva, senza nostalgia e pianti, e senza cucinare niente che non sia una zuppa che avrei fatto in qualsiasi altro giorno dell'anno perché non ho tempo di piegarmi nel dispiacere, non ho necessità di festeggiare un giorno dell'anno, ma tutti i giorni: utilizzo questo tempo per rendere la mia vita migliore di quanto non abbia fatto finora. Sono attenta alla mia salute ma mi perdono gli inestetismi che sono parte della mia storia; tengo lontani senza sensi di colpa coloro che hanno preteso e sfruttato, ma mai dato; non aspetto sperando, ma cerco di prendere; non taccio, ma parlo; non piango, ma urlo e tiro pugni; non desidero, ma tendo la mano.

Sei stato un maestro molto severo, 2018, te l'ho detto. Di quelli che pensavi che non sarebbe stato certo peggio del precedente, e invece, sotto mentite spoglie, mi hai bastonata e raddrizzata a dovere, non mi hai mollata un secondo ma era ciò di cui più avevo bisogno.
Non ho richieste e non ho buoni propositi per il 2019, ma so che riuscirò, qualsiasi cosa accada.

O quantomeno, ci proverò. Grazie.





giovedì 22 marzo 2018

GRATITUDINE

I due mesi di convalescenza post operatoria sono quasi finiti e restano solo pochi giorni prima di rientrare al lavoro: cosa che, onestamente, non ho assolutamente voglia di fare.
In un anno da questo cambio di compagnia le delusioni sono state purtroppo più delle soddisfazioni (che, pure, ci sono state), soprattutto perché si è trattato di delusioni a livello personale, oltre che professionale. Comunque pagare il mutuo è necessità, quindi farò buon viso a cattivo gioco e farò in modo da affrontare questo obbligo in modo che la mia vita fuori dall'ufficio non sia più di tanto avvelenata da quanto devo fare per forza.
8-17 e poi via, ci vediamo domani. Ho sbagliato a credere che dando di più si dimostrasse di più, almeno in questo campo. Dando di più si ottiene solo che dall'altra parte si pretenda di più, finendo poi per dare per scontato che tu sia lì a rinunciare a tutto in nome di un guadagno altrui e prendendoti lamentele e rinfacci qualora le cose non funzionassero a dovere.

No grazie, io sono una lavoratrice e non una schiava, e per quanto io sia grata di avere un impiego certo che altri non hanno, voglio lavorare per vivere e non il contrario.

Credevo davvero che in questi 2 mesi di semi immobilità mi sarei annoiata ma invece non è stato così. A parte il godermi i miei gatti e le persone che si sono prese il tempo per venire a farmi visita, sono riuscita a tentare qualcosa di inaspettato e soprattutto di riuscirci.
Sono riuscita a perdonarmi. Se non tutto, quasi. Sono riuscita a scavare in questo muro dove finalmente ho creato un buchino attraverso il quale, se guardi, trovi un giardino dall'altra parte.
Sono riuscita a perdonare, ma soprattutto a perdonarmi, a capire che l'istinto va ascoltato (sempre), che le persone meritano (diciamo nella media) e che alcune invece non meritano MAI, e per quanto a 37 anni questa sia la scoperta dell'acqua calda, un conto è dirlo, un altro conto è farlo.
Ho tagliato qualche ramo, mentre altri rami sono cresciuti e promettono una buona fioritura e mi sono concessa di sviluppare dei ragionamenti senza farmi prendere dall'ansia. Tutto ha una soluzione, nessuno mi costringerà a fare cose che non voglio fare e siamo tutti su questa terra, nella speranza di essere un po' contenti.
Questo conta.
Ho avuto diverse soddisfazioni che mi sono data in diversi ambiti e circostanze, è così strano quando sei tu a darti delle gioie, e non qualche sporadico episodio di felicità data da altri. Non ho fatto miracoli ma posso dirlo, sono stata fiera di me per come mi sono comportata e ho reagito in determinate circostanze e voglio promettere a me stessa di continuare su questa strada anche se sarò stressata e i ritmi quotidiani avranno di nuovo il sopravvento su di me.
Alla mia rinascita fisica, lenta ma inesorabile segue la rinascita interiore. Continua, evolve. Prima o poi esploderà. E lo sto facendo da sola, da anni, come un albero che sembrava morto ma che dentro ancora aveva vita...vita che adesso sta tornando fuori come  è giusto che sia.
Le foglie cadono e ricrescono, i piccoli animali che vivono nel tronco nascono e muoiono, ma l'albero vive.
Vive.