mercoledì 14 marzo 2018

Come si cambia, per non morire.

Il 14 febbraio dello scorso anno, cioè esattamente un anno e un mese fa, ero davvero triste.
Ero innamorata di una persona che in cuor mio sapevo che non sarebbe stato mai completamente mio e questa persona iniziava il suo lento ma inesorabile cammino verso quello che poi sarebbe stato un addio definitivo.
E per fortuna.
Tuttavia ricordo benissimo quella tremenda sensazione di dolore e incertezza costanti, di sospensione sempre presente, di impotenza davanti a qualcosa che volevo da un lato raggiungere e dall'altro dimenticare. Spero di non mettere mai più me stessa in una situazione simile.
Lo scorso anno, periodo nel quale non mi sono mai fatta viva qui nel blog, ho lavorato su una delle cose che nella vita mi rimane più difficile: cambiare.
Ho sfidato me stessa in tutti i campi in cui potevo mettermi alla prova nel creare situazioni di cambiamento, portarli a termine, accettarli e renderli definitivamente miei.
Non riesco a immaginare una cosa che mi richieda più sforzo di questo.
Io  vivo molto male il dovermi allontanare dalle comfort zones per avventurarmi nell'ignoto.
Eppure l'ho fatto. Ho operato in campo amoroso, personale, lavorativo e fisico nonché mentale e, a distanza di un anno e un mese, Dio bono: sono viva!
Ho un altro lavoro, un altro cuore, addirittura un altro paio di gambe che stanno guarendo dopo l'intervento di chirurgia plastica del 31 gennaio, e soprattutto, ho un'altra me.
Questi 2 mesi (o quasi ) di fermo forzato causa operazione mi hanno regalato molto tempo da dedicare alla riflessione verso me stessa e, per quanto non sarà mai sufficiente a concludere il discorso (che credo mai si concluda effettivamente, se non quando serriamo gli occhi per sempre), ha comunque illuminato alcune parti che mi erano oscure e incomprensibili.
Le cose si allineano quando è il momento che ritengono  maturo affinché le si possa comprendere nella loro interezza: in questo ho sempre creduto, e, sebbene ci siano punti in sospeso e delle domande ancora senza risposta, alla fine ho capito che nessuno sta lì pronto a darti il resoconto di tutto, nemmeno tu stesso puoi farlo.
La vita scorre, devi solo accettare il suo flusso : non passivamente, ma nemmeno opponendoti strenuamente, perché tanto la meglio non la potrai avere.
Puoi aggiustare il tiro, cercare di cogliere ciò che è più giusto per te, ma mai decidere che le cose devono essere stravolte, perché invece quelle cose sono lì a farti imparare qualcosa. E, presto o tardi, dovrai affrontarle.
Mi sono sfidata e posso dire di aver vinto in tutto, eppure non mi sento ancora fiera di me; non riesco ancora ad essere felice di essere me, ma su questo dovrò lavorare ancora a lungo.
Tuttavia, vedo i primi raggi di un'alba  lontana, dopo una notte lunghissima e molto buia, piena di incertezza e di sofferenza, perché purtroppo non si soffre solo per gli sfortunati eventi che possono accadere, ma anche per ciò che non accade, per quello che non viene detto o vissuto, specie se si dà la colpa a noi stessi e alla nostra inettitudine o incapacità per le cose che non si è stati in grado di far accadere.
In realtà, alcune cose semplicemente dovevano andare come sono andate, e alla lunga ci si rende conto che forse era meglio così. Solo che alle volte viene il dubbio se questo non sia un atteggiamento da volpe ed uva, cosa che ho pensato fino a poco tempo fa..per poi accorgermi che bastava un attimo allontanarmi da quel punto fisso e guardarlo in una prospettiva un po' più ampia per capire che io non sarei stata così saggia da fare le stesse scelte giuste che invece  il Destino ha voluto che si verificassero.
Voglio che questo cambiamento continui, che questa alba timida diventi un giorno radioso, dove la notte e il buio siano momenti di riposo e non di male, dove finalmente potrò essere felice o quantomeno soddisfatta di essere Me.


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