"Not a single gram of fuck shall be given today", dovrebbe diventare il mio motto di vita.
Ma ormai è da una vita che me lo vado ripetendo, e quando mi capita di sentire me stessa fare un ennesimo flebile tentativo di fregarmene, sorrido alla mia povera testolina già da subito, scuotendola come per dire "e lo sai che tanto non imparerai mai, inutile sforzarti ancora".
Come dice sempre la mia saggia mamma ,"zoccole si nasce": dove per zoccole non s'intendono solo femmine dai facili costumi, ma più generalmente persone che antepongono il proprio benessere o anche solo la propria opinione a qualsiasi altro scrupolo di sorta nei confronti degli altri, non esitando a lanciare la loro parola come un macigno, nel totale disinteresse di ciò che provocherà.
Ecco, io ho 31 anni suonati e ancora non mi spiego come tanta gente possa, anche senza rendersi conto, essere così poco sensibile o delicata nei confronti degli altri.
Il problema è che l'educazione che ho ricevuto (che mi ha insegnato a rispettare tutti, ma soprattutto a cercare di non ferire gli altri, specialmente per ragioni futili) unita alla mia innata tendenza a vedere il buono negli altri e approcciare a questo prima di arrivare al lato negativo, hanno segnato la mia esistenza in vari modi. Io credo che la mia tristezza a scadenze regolari venga da lì, dalla tendenza a restare male davanti a molte cose che altri (per fortuna o sfortuna loro) nemmeno sentono, così come viene da lì il mio frequente desiderio di stare sola, o la frustrazione nel dover rendere a parole quello che intendo quando dico che per me certe cose sono proprio come degli schiaffi, anche quando si tratta di semplici frasi...perché non c'è mica bisogno di arrivare all'insulto.
Ecco, per esempio, questa sera, un'amica in Facebook ha commentato una cosa di cui stavamo parlando con altre persone, oltretutto un a cosa che non era di vitale importanza, e lo ha fatto in una maniera che non posso certo definire maleducata, ma tuttavia con un tono pungente che non mi spiego e che, non posso negarlo, mi infastidisce molto. Eppure questa amica la conosco, so che i suoi modi a volte sono un po' schietti, ma questo suo intervenire rivolgendosi a tutti (compresi contatti a lei sconosciuti) con un fare da "io sono io e voi non siete un cazzo" mi sembra davvero fuori luogo. Ora, d'accordo che, quando si scrive, il tono è sempre un'incognita, ma io non dimentico mai di chiedermi, anche quando scrivo, se ciò che esprimo e il modo in cui lo faccio può essere frainteso o può rendere nella maniera sbagliata ciò che intendo, creando un dispiacere ad un altro. Io non lo faccio perché sono paranoica, lo faccio perché mi rendo conto che non tutti siamo uguali, tutti abbiamo differenti livelli di reazione, di sensibilità, di umore, di interpretazione degli altri e non voglio arrivare come un elefante in una cristalleria a rompere tutto. E se dico "io faccio così e cosà" non è certo perché credo che la sottoscritta debba essere un esempio, ma solo perché se ci riesco io, possono riuscirci tutti. Poi certo, uno scivolone ogni tanto può capitare a chiunque.
O come l'altro giorno: ero in ufficio con un nuovo abito primaverile ed avevo proprio voglia di metterlo anche se era ancora un po' freddino, anche per affrontare in modo un po' più colorato una nuova stressantissima giornata. Mi sono arrivati dei complimenti da parte di colleghi e colleghe, che più che per le belle parole in se', mi hanno fatto piacere perché volevo fare qualcosa di diverso, e c'ero riuscita. All'arrivo di una mia collega, però, una delle ragazze che prima si era complimentata con me, si è presa il disturbo di alzarsi dalla sedia, venire fino alla mia postazione e sottolineare che però l'altra era più bella. Voglio dire, sai che scoperta sensazionale: è un gioiellino di madre eritrea di 8 anni più giovane di me, ci credo!! Non c'è nemmeno da dirlo, è evidente.
Ma anche in questo caso, più che l'aver perso il primato di "prettiest employee of the day", mi ha colpita e rattristata il fatto che qualcuno si sia preso tanto disturbo da sentire il bisogno di alzarsi e raggiungermi alla mia scrivania soltanto per sottolineare che si rimangiava il complimento di prima.
Voglio dire, io non l'avrei fatto, nei riguardi di un altro. Avrei senz'altro commentato in maniera positiva anche l'altra collega, ma non mi sarebbe mai passato per la testa di dire una cosa simile a qualcuno che, per quanto ne so, potrebbe avere già di suo qualche dolore, qualche dispiacere, per il quale anche un complimento su un abito può essere un momento di sollievo.
Poi chiaro, penso: "Machettefrega". Lo penso, e mi voglio convincere che sia così, ma è evidente che così non è, se lo sto scrivendo qua.
E non c'è verso che io riesca a farmi uno scudo abbastanza spesso da non pensarci, da fregarmene davvero. Non c'è modo. Non c'è.

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