martedì 13 marzo 2012

Melancholia

Ho visto un film bellissimo.
Si chiama Melancholia, e dopo tanto tempo, forse anni, ho trovato un film dove ho pensato "Cacchio, c'è qualcuno che sa perfettamente come ci si sente in certi momenti!".
Intendiamoci: il film è lento, ed io non sono una grande fan di Lars Von Trier..anzi, a dire il vero, penso di aver visto uno o due dei suoi film prima di questo, che per inciso non mi avevano esattamente entusiasmata. Troppo lenti, troppo strazianti.
Oddio, non che questo sprizzi allegria da tutti i pori, ma questa locandina di Kirsten Dunst novella Ofelia, vestita da sposa in questo lago con lo sguardo perso nel vuoto, mi ha costretta a guardarlo.
La storia è incentrata su due sorelle, ad ognuna delle quali è dedicata metà del film: Justine e Claire.
Justine, bellissima e sorridente, ha appena convolato a nozze, e si appresta a festeggiare la sua nuova vita di moglie con uno sfarzoso ricevimento nuziale, finanziato da Claire e dal suo ricco marito, John.
Nonostante la vita perfetta che le si prospetta davanti, un oscuro sentimento di depressione, ansia e disperazione la attanaglia, in un crescendo drammatico che la porta, all'alba del giorno successivo, ad aver perso tutto: lavoro, famiglia e neo marito.
Claire ospita in casa sua Justine, ormai in preda alla più profonda depressione, e si trova in una morsa d' angoscia dovuta all'avvicinarsi di Melancholia, un pianeta che, spostandosi, si trova sulla traiettoria terrestre. Nonostante le rassicurazioni di John, appassionato di astronomia, che insiste sul fatto che Melancholia non toccherà la terra, Claire non riesce a tranquillizzarsi. Ma quando ormai è certo che invece la collisione è inevitabile, John si suicida con delle pillole, mentre Claire, Justine e il suo piccolo Leo dovranno affrontare insieme la fine.
Appunto, non proprio una roba allegra.
Ma mi è piaciuta questa metafora: Melancholia, che tutto distrugge. Come la malinconia che distrugge, in un certo senso, la vita di Justine, Justine che continua a sorridere in una stanza piena di gente che applaude sentendosi sola e disperata.
Oh, come è vero.

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