venerdì 28 ottobre 2016

Scritta il 12 ottobre, pubblicata oggi.

Ieri sera sono uscita sul tardi: in mano, un regalo di compleanno da consegnare ad un’amica; addosso, 4 strati di abiti nel  disperato tentativo di combattere i primi freddi autunnali e questa maledetta umidità che si appiccica alle ossa.
Ero inconsapevolmente invitata all’immancabile appuntamento di ogni passaggio alla stagione fredda, quello dell’odore di comignolo. Non sai mai quando accadrà e dove sarai quando succederà, ma stai pur certa che prima o poi sarai catapultata all’improvviso in quella sensazione fredda ma familiare di un profumo che ti porti dietro da sempre.
Nel pomeriggio, non so nemmeno io come, mi era balzato in mente che il 12 ottobre, nell’anniversario della scoperta dell’America, un altro avvenimento più modesto ma ben più vicino al cuore sarebbe ricorso.
Un patrono di un paese che ormai non ha quasi più niente a che fare con me perché l’unico vero legame rimasto eri tu. Quelle sere profumate di frittelle e croccante. E soprattutto, il ritorno a casa.
Tua, nonna: casa tua, non mia. Casa tua che era anche mia, in fondo.
Ero pronta ad abbandonarmi alla mia solita ondata di malinconia, ma poi ho pensato: no. Non posso sempre subire le rivoltose bizze del mio cuore nostalgico, non voglio arrendermi sempre alla tristezza.
Voglio invece credere che ieri sera, quando sono uscita nel buio e nel freddo di una serata autunnale, tu sia stata quella che prima mi ha mandato un bel ricordo e poi mi abbia gettato sulle spalle una coperta pesante di odore di comignoli per farmi andare in giro ben coperta.


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