Li ho visti a Gennaio di quest'anno per la prima volta, e da allora non sono più riuscita a fare a meno di loro.
Fatta eccezione per una data a Venezia, capitata nell'infrasettimanale (martedì grasso in piazza San Marco, in occasione dei festeggiamenti del Carnevale), dove non sono riuscita a raggiungerli per motivi di lavoro, da Gennaio io non ho mai mancato un concerto, ovunque esso fosse.
Anche quando, come la scorsa settimana, ne sono capitati due di fila.
Perché prendere 8 bravissimi musicisti e farne una band che canta e suona le musiche dei film di Tim Burton con tanto di abiti, trucco e scenografia, è esattamente come invitarmi nel Paese dei Balocchi.
Tantopiù che poi, conoscendo personalmente questi fantastici ragazzi (Moreno, Paolo e Alessandra: cantanti; Giuseppe e Giuseppe II: rispettivamente batterista e bassista; Silvano: pianista e ideatore del gruppo; Alberto: chitarrista; Odorico: fisarmonicista) e ti rendi conto di quanto carini, modesti e gentili siano, non ti resta altro da fare che arrenderti e riappendere un poster nell'anta dell'armadio, cosa che non facevo dai 15 anni, circa.
Inutile poi stare a sottolineare l'effettiva bravura e la preparazione artistica di questi musicisti, quasi tutti provenienti da un background jazz o rock: Paolo addirittura è alla sua seconda pubblicazione di raccolte di poesie, e Silvano, il mese scorso, è volato fino a Los Angeles, dove si è esibito in vari teatri con uno dei suoi progetti alternativi, accompagnando al piano l'esibizione di Ariellah Aflalo, famosa performer di dark belly dance.
Seguire la Spleen è oltremodo divertente, incontri certi personaggi assurdi usciti da chissà dove, travestiti da Sweeney Todd piuttosto che da Edward Mani di Forbice, e tutti condividiamo questa predilezione e questo rapimento dei sensi verso uno spettacolo meraviglioso e fiabesco.
Ovvero, questo:




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