sabato 28 aprile 2012

Riflessioni teoriche sui rapporti sociali

Come ho sempre fatto anche in passato ma mai tanto quanto sto facendo ora, ultimamente mi trovo spessissimo a riflettere ed analizzare le cause e gli effetti dei rapporti sociali fra le persone, ovviamente con particolare riferimento ai miei.
Dato che ho sempre preferito riflettere e tirare le mie conclusioni attraverso l'esperienza diretta piuttosto che affidarmi a teorie già pensate e scritte, spesso mi calo (anche se a volte mi costa serenità) nel ruolo dell'osservatrice, per cercare di capire ed eventualmente correggere cos'è che tanto mi disturba nell'intreccio delle recenti relazioni interpersonali, intreccio che a volte mi fa pensare che l'età mi stia lentamente spingendo verso un destino di totale chiusura.
 Uno dei motivi per cui ho postato il precedente video di Natalino Balasso è che lui, con una disarmante semplicità e divertente ironia, spiega quello che non è facile spiegare, e cioè che, banalmente, i rapporti sociali stanno cambiando per via della tecnologia:a dirla tutta stanno cambiando in peggio, ma non solo per colpa della tecnologia, a mio avviso.
Ieri, ad esempio, ho trovato terreno fertilissimo pe le mie osservazioni da psicologa da strapazzo durante una serata fra conoscenti che mi ha dato molti spunti di riflessione: Teo è stato contattato da una coppia di ragazzi che vive a Milano e che conosce da molto, avendo frequentato in passato lo stesso forum metal. I due si trovavano a passare per Bergamo in vista del ponte del 1° Maggio, e si sono accordati con Teo per passare la serata insieme e cenare da qualche parte. All'appuntamento si sono uniti anche una coppia di nostri amici e un'altra coppia di persone che io conoscevo di vista ma che Teo, invece, conosce da tempo. In totale, 8 commensali intorno ad un tavolo.
La situazione è da gestire: ci sono persone che non si conoscono affatto (come me rispetto a 2 coppie) mentre altri si conoscono tutti fra loro, creando un certo sbilanciamento nella situazione, ma tutto si può risolvere aprendosi al prossimo, cercando argomenti comuni, mettendo in tavola ognuno la propria parte per creare un ambiente gradevole a se stesso e agli altri. Ma chissà come, parte il teatrino. Otto persone di età media fra i 32 e i 40 anni circa che passano UN'INTERA serata a parlare SOLO di musica, inscenando questa specie di gara a chi ha l'aneddoto più divertente, o-peggio ancora-tentando disperatamente di accentrare l'attenzione su di se'.
La ragazza della coppia di Milano ha rischiato veramente di vedersi colpire da una testata dalla sottoscritta a fine serata, ad un certo punto non riuscivo più a reggere le sue ininterrotte chiacchiere su:
- come solo sua madre, nel partorirla, abbia affrontato 12 ore di travaglio in un giorno di sciopero (???) finendo poi a subire un cesareo senza anestesia (fatto, se ho capito bene, direttamente dal marito),
-come solo e soltanto nel suo quartiere a Milano (che, neanche a dirlo, è il quartiere degli artisti) sia possibile vedere un po' di verde e avere un parco, il resto dei milanesi evidentemente vive in un allevamento in batteria per polli;
-come lei, piccola e magrolina, sia in realtà una bestia del pogo e su come tutti i metallari siano fortemente impressionati ogni volta che si lancia nel pogo (si, perché lei è l'unica donna al mondo che lo fa);
-come una caduta dalle scale l'abbia irrimediabilmente sfigurata su un fianco, anche dopo che lividi e ammaccature se n'erano andati: non sarà mai più la stessa e per sempre porterà i segni di questa immensa tragedia;
-su come il continuo spostamento da una nazione all'altra causa genitori l'abbia portata ad una sofferenza senza fine (bontà sua) ma le abbia dato anche grandi possibilità di apprezzare i posti dove è stata. Non ci sono state risparmiate neanche terrificanti banalità del tipo:"Io correvo scalza in mezzo ai boschi" e "ho capito cos'è la forza dell'Africa". Mancava solo la colonna del re leone in sottofondo.
-come il suo ex fosse estremamente geloso di lei mentre adesso è così orgogliosa del fatto che lei e il marito si indicano a vicenda fighi e fighe da osservare per la strada, dando così esempio, secondo lei, di estrema apertura mentale e luminoso esempio di matrimonio "open minded" del terzo millennio.
-come solo lei sia ferrata nell'argomento ecologia e animalismo, salvo poi farsi fuori 4 fettazze di brasato...ora io non è che solitamente giudichi chi mangia carne solo perché ho smesso di farlo , ma che cacchio, almeno evita di smentirti da sola 5 secondi dopo aver parlato-atteggiandoti, fra l'altro, da "io sono il Verbo", dico!
Insomma: tutto questo, ovviamente molto più dettagliato ai limiti dell'agonia di noi ascoltatori e per tutta la serata, mentre altri 2 si tiravano terribili frecciate trasversali come facevano anche lo scorso anno, e due anni fa, e anche 3...ma si continua a convivere per mutua convenienza.
E gli altri? Parliamo di metal. Solo di quello, senza cambiare mai argomento, dicendo cose trite e ritrite e senza nessuno spessore.
Io non dico che si debba parlare di filosofia tutta la sera specie con gente con cui non si ha confidenza, ma com'è che con 8 persone al mio stesso tavolo, io ad un certo punto mi sono totalmente estraniata dalla conversazione desiderando fortissimamente essere altrove?
Perché io stessa ho provato quasi imbarazzo nel rispondere alla domanda "allora che mi racconti?" oppure "che mi racconti di bello, come ti vanno le cose?".
Non so, ho come avuto l'impressione che anche la mia risposta sarebbe suonata falsa, fuori luogo, anche se non avevo nessuna intenzione di mentire.
Dopo cena, la coppia di amici più stretti che erano lì sono scappati dicendoci in faccia che volevano andare altrove a salutare altra gente. Senz'altro era nel loro diritto, ma salutami il tatto e l'eleganza!
In definitiva, senza voler tirare la storia troppo per le lunghe: ma cos'è che mi rende così insofferente?
Io ancora non riesco ad afferrare il nocciolo della questione.
Sono io che vedo la pagliuzza negli occhi altrui quando io ho una trave? E' normale che io mandi un messaggio ad un'amica ieri, chiedendole-dopo mesi che non la sento-come sta, e lei mi invita a cena stasera? Perché invece di esserne contenta penso che, se non avessi mandato io quel messaggio, questo invito non sarebbe arrivato?
Perché io ho iniziato ad odiare le persone che magari si sfogano con me dicendo peste e corna di qualche amico che ha fatto loro qualche torto, salvo poi farmelo trovare alla prima occasione (dopo che loro stessi lo hanno invitato, naturalmente)?
Per quale motivo non è possibile avere accanto delle persone con dei cervelli funzionanti, con diversi interessi e stimoli, che abbiano l'umiltà di condividere gli aspetti della propria vita e non questi enormi e fluttuanti ego, che svaniscono come bolle di sapone? Perché una persona di 35 anni non può avere 35 anni anche di testa, evitando quindi di averne mentalmente 15 o 60?
Perché mi sforzo di trovare nuove persone che possano rispondere a questo mia somma aspirazione e faccio spessissimo dei grandi buchi nell'acqua?
Io non sono un esempio, non mi reputo migliore. Io sto solo cercando, come credo sia ovvio e innato in tutti noi, cercare di stare vicino a qualcuno che abbia la mia stessa visione delle cose, gli stessi sentimenti, pur avendo, magari, gusti e tendenze diverse. Potranno cambiare i dettagli, ma non la sostanza.
Perché c'è questo silenzio di fondo, questa immensa solitudine dietro una parete colorata?

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