giovedì 5 maggio 2011

Senza titolo 542

THE WEDDING NIGHTMARE

E torno a scrivere qui.

Torno sempre più di rado, infinitamente meno spesso di quanto vorrei, ma alla fine, vedi? torno sempre.
Un abbraccio lo mando subito a Danis, che da "zia" paziente mi riconduce in questo luogo che non abbandonerei mai, ma che per qualche motivo spesso lascio deserto, silenzioso. Eppure, di cose da dire ce ne sarebbero. Eppure qui è come tornare in famiglia.

E dunque stasera, complice un'uscita al cinema della dolce metà (un'uscita "men only"), dopo aver cenato in silenzio (ah, io AMO il silenzio!!) ed aver rassettato la cucina, mi è venuta voglia di tornare a scrivere qui.

Pensavo ai matrimoni, a dire il vero. Ci penso spesso negli ultimi tempi, perché sarà che, come si diceva una volta, sono in "età da marito", fatto sta che io a sposarmi non ci penso neanche morta, mentre intorno a me è tutto un fiorire di bomboniere, fedi, inviti e fotografi, abiti, bouquet, lista nozze e quant'altro.

Solo quest'anno siamo già stati invitati a ben 3 matrimoni, e inutile dire che ogni qualvolta ci si incontra con i futuri sposini in questione, stai pur certo che l'unico, sempiterno discorso da fare in compagnia sarà quello. Che palle.

E qui lo posso proprio dire e lo ripeto: E. CHE. PALLE.

Non me ne voglia chi passa di qua portando una fede al dito, o sia in procinto di mettersela o con l'intenzione di: io ciò che auguro agli altri è una buona vita, il che per molti include anche un matrimonio felice. Per me invece la felicità include una COPPIA felice, che è ben diverso, ma se lo dico e cerco di spiegare le mie motivazioni vengo sempre guardata un po' di sbieco. E allora siccome qua comando io perché il blog è il mio, allora adesso festeggio il mio nuovo post snocciolando i motivi per i quali io non mi sposerò MAI.

Punto primo: i matrimoni della mia famiglia sono un'ininterrotta serie di catastrofi. Si passa da divorzi plurimi a separazioni in casa (i miei), fino alla triste e silente rassegnazione di chi ancora tiene duro ma ne farebbe volentieri a meno, e non dimentichiamo anche quei matrimoni che dovevano esserci ma che, per fortuna, sono implosi un attimo prima che fosse troppo tardi. Insomma, l'esempio che ho avuto  non è un granché. Non significa che questo debba capitare anche a me, certo. Ma preferisco non correre il rischio.

Punto secondo: in questo periodo in cui la situazione politica e sociale del mio Paese mi preoccupa e mi disgusta, vedo il matrimonio in modo assolutamente politicizzato, ergo me ne tengo alla larga. Inutile negare che l'influenza della chiesa cattolica pesa, e qua di parentesi di disgusto ne dovrei aprire una gorssa come una casa, ma andrei fuori tema, quindi mi limiterò a dire che sinceramente proprio non comprendo chi si sposa "per tutelarsi". I motivi indubbiamente ci sono, non è certo una novità che le coppie sposate non siano neanche lontanamente paragonabili a quelle di fatto dal punto di vista di agevolazioni e della tutela legale, ma francamente trovo piuttosto riduttivo e squalliduccio sposarmi per pararmi il culo, mi si passi il francesismo. Conosco moltissime coppie con figli che se la cavano alla grande ed il bambino è stato riconosciuto senza problemi, e coppie che portano avanti da 30 anni la convivenza pur non essendo mai convolati a nozze,  in tempi in cui fare una scelta di questo genere era anche più difficile di adesso, dove la convivenza è ormai quasi normalità.
Tuo figlio non verrà poi ammesso in oratorio perché i genitori non sono sposati? Ma tanto meglio, una probabilità in meno che venga violentato, no?
Trovo che togliere diritti alle coppie di fatto sia in realtà un ricatto sottile ma non troppo per forzare le persone ad arrendersi e a sposarsi per potersi così sentire parte forte e sicura della società, per essere tutelati come vuole la legge...peccato che la tutela dovrebbe avvenire per gli individui tutti, e le norme familiari dovrebbero essere regolate in base a ciò che il popolo vuole, non -al contrario- costringere il popolo a sottostare a dettami politico-religiosi che in questo modo non cambieranno mai. La mia protesta contro questo sistema è, appunto, non sposarmi. Non va a mio favore, certo. Se davvero capitasse qualcosa, indubbiamente sarei io a trovarmi nelle pesti. Ma meglio che fare qualcosa senza convinzione...

Punto terzo: aborro la metamorfosi immediata che delle donne-si-suppone-pensanti hanno davanti allo sposalizio, trasformandosi immantinente in perfette casalinghe anni '50.
Ragazze che magari hanno studiato, che mostrano comportamenti alternativi, gente con una buona testa. Tutto raso al suolo come innaffiato dal napalm.
Dal momento in cui si concretizza l'idea che si, ce l'hanno fatta e presto si sposeranno, la vita cambia radicalmente da un giorno all'altro, trasformando queste persone in sconosciute.
E attenzione: non parlo mica del seppur pesante monologo su ogni minimo dettaglio dell'evento, eh.

Parlo di veri e propri capovolgimenti della personalità, di roba da Dr. Jekill e Mr. Hyde. Ragazzi, parlo di gente che fino a ieri aveva i piercing fino al midollo spinale e che vomitava sulle lapidi e che oggi, immancabilmente vestite di fiori e colori, chiosano felici parlando di quant'è bello il corso prematrimoniale e che gioia è stare in casa a spolverare, "che quasi quasi mi licenzio così da poter stare sempre in casa ad aspettare mio marito che torna dal lavoro e fargli trovare il nido tutto luccicante e il piatto in tavola". Parlo di gente che si arrampicava sulle pareti con litri di roba in corpo e che ora si raccomanda (si, raccomanda agli amici invitati) di non comportarsi male in quel giorno perché sai, c'è mia nonna che ha 90 anni e se bestemmi si scandalizza. Come se uno che non si sposa fosse necessariamente un incivile bambinone, un immaturo, un ragazzino maleducato, insomma.
Parlo anche di gente che solo al sentire le musiche da scegliere per il gran giorno si sciolgono in pianto.
Oh, ma allora tutte queste lotte? Il femminismo??? Dove stanno le donne con le palle? Dov'è un po' di sana ambizione personale che non sia quella, unica, di sentirsi chiamare "signora"? Che fine ha fatto l'aspettativa individuale, il volersi affrancare dall'uomo che hai vicino, ma non perché lo odi, certo, ma perché tu sei una persona a se'  che vuole raggiungere i propri scopi nella vita? Ora-complice anche la cultura_monnezza di cui siamo invasi-sembra che tu non possa essere qualcuno senza un anello al dito. E che tristezza però.
E non parliamo di chi, guardandoti intimidita, osa accennare al fatto che si, convivere è come essere sposati, ma forse, magari solo un pochino, l'impegno preso è meno serio. Perfetto, dai, avanti col Medioevo.
Io col mio compagno ho messo una firma in banca per un mutuo trentennale che serve per comprarci la casa dove viviamo e che abbiamo pensato e creato insieme. Su quel foglio di carta ci sono il mio nome e il suo. E se non è impegno questo...ma prima di diventare una moglie, io sono una donna, ho una carriera, ho delle aspirazioni, ho dei sogni. E ce li ha anche chi si sposa, peccato che però poi molte (e parlo al femminile, perché trattasi per la stragrande maggioranza di donne, purtroppo) abbandonano così, senza apparente ragione, per entrare nel ruolo della moglie. E non della moglie e basta, ma della moglie di 50 anni fa. E anche qui, sospetto che la regressione culturale dell'Italia abbia una buona fetta di responsabilità.

Punto quarto: trovo assolutamente anacronistico l'organizzare il matrimonio seguendo i riti  visti e stravisti delle nostre madri, nonne e bisnonne. Una volta sposarsi era davvero un passo epocale: passavi dall'essere figlia protetta e coccolata all'essere moglie, madre e padrona di casa, il tutto nel giro di poche settimane. Dal non uscire quasi di casa diventavi adulta all'improvviso e beh, lì l'evento in effetti c'era.
Ma vi prego, qualcuno mi spieghi qual è la molla infernale che ti spinge oggi, dopo aver perso la verginità a 15 anni e dopo aver iniziato a convivere da mille secoli, a pretendere , ad esempio, un addio al nubilato che fra l'altro è sempre la solita roba: pietanze a forma di pisello, figure di merda a non finire, nei casi più tristi anche spogliarellisti unti d'olio che ti si strusciano addosso, o anche  a collezionare qualcosa di vecchio, di nuovo, di prestato e di blu, a fare la parte della spaurita donzella che era tua nonna quando, nel 1940, neanche ventenne, si è a sua volta sposata. Niente mi toglie dalla testa che siano pose, atteggiamenti per niente sinceri che si assumono "perché è così che si fa".

Punto quinto: i matrimoni in chiesa sono quasi tutti una farsa. E non lo dico per cattiveria. Lo dico perché riferisco, così come mi sono state dette, le beate e candide ammissioni dei diretti interessati, i quali, alla mia domanda "Perché ti sposi in chiesa se non credi o, almeno, se non sei praticante?" hanno dato originali e variopinte risposte.
La più diffusa è quella che sostiene di averlo fatto per accontentare il parentado, spesso infarcito di ipocrisia abissale e quasi sempre armato di nonna/ zia ottuagenaria e malefica che promette di sganciare centoni se il nipote opta per il matrimonio religioso. E si sa, davanti al quattrino le convinzioni personali possiamo anche far finta di non averle, per un giorno. Tanto poi, quando fra 1 anno ci saranno di mezzo gli avvocati, delle promesse fatte davanti a Dio chissenefrega.
Seguono poi perle di saggezza che giustificano la scelta del matrimonio religioso con sogni d'infanzia in cui ci si sposa in chiesa (!!!)-oh ma pure io a 5 anni volevo una bacchetta magica funzionante, adesso mica vado in giro a 30 anni fingendo di essere Maga Magò!-oppure chi dice che il matrimonio in chiesa è più "valido" di quello civile, che in fondo si limita ad essere un contratto, o, meraviglia suprema sentita con queste orecchie, "perché la chiesa si presta per una migliore scenografia alle foto". Giuro, l'ho sentita davvero.
Più conosco i cattolici (o finti tali) e più amo i talebani, almeno loro quando si fanno esplodere sono convinti.

Punto sesto: altre giustificazioni di sorta sono tutte facilmente smontabili. Sopporto poco il dover sembrare entusiasta di fronte a un evento che mi sembra nella migliore delle ipotesi una cosa normalissima, il non poter far mai trasparire che piuttosto che sentirmi raccontare delle prove dell'abito dalla sarta preferirei che mi parlassi di cosa provi e cosa pensi del compagno di vita che ti sei scelta, delle sensazioni che ti dà guardandolo, di quanto sei felice con lui quando la sera, in tuta e con le occhiaie, vi raccontate la giornata con voce stanca.
Mi rattrista il fatto che nessuno, e ripeto sinceramente, mai nessuno, finora, mi ha datto una risposta come si deve. Quando io chiedo "Ma perché ti sposi?" nessuno mi dice quel che vorrei sentirmi dire, che poi è anche l'unica risposta che rispetterei oltre ogni limite.


E cioè, semplicemente: "Perché lo voglio".


2 commenti:

  1. Ih ih ih... la spiegazione della risatina nella mia prossima lettera.
    Comunque, tesoro, condivido TUTTO quello che hai scritto. E che purtroppo rappresenta lo specchio della società di oggi. L'ipocrisia che troviamo nella scelta matrimoniale e in tutto quello che ne consegue è la cima dell'iceberg, ma spiega benissimo chi sono gli Altri.
    Purtroppo.

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  2. eh purtroppo condivido molte delle cose che scrivi...
    penso che spesso ci si sposi cn troppa leggerezza
    e nn per i motivi giusti...
    ti mando un bacione e spero di sentirti presto

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