mercoledì 17 giugno 2009

Senza titolo 492

HALF A WEEK SADLY GONE.


Oh, bene bene. Era molto che non mi succedeva, ed invece, sempre fedele, eccola là: la tristezza.


Mi è saltata addosso ieri sera, verso l'ora di cena "..e ancor non m'abbandona".


Direi che quest'anno si è presentata alla porta leggermente in ritardo rispetto alla solita data convenuta, ovvero quella del mio compleanno, ma-immancabile come sempre-le ho dovuto aprire anche questa volta.


Il cielo grigio di oggi non aiuta, ne' tantomeno la prospettiva lavorativa delle 2 settimane a venire, quando dovrò far fronte anche al lavoro della mia collega che sarà meritatamente in ferie. Non tanto per la mole di lavoro in se', quanto per le magagne che dovrò affrontare senza il minimo supporto del capo che in questo periodo è con la testa a farfalle e quando ritorna sulla terra è di una sgradevolezza indicibile.


Pace, ci tocca. Aspetterò e farò del mio meglio, come sempre.


Io sono esausta e il pensiero che le prime ferie le vedrò a fine Luglio mi apre davanti un baratro. Posto che poi, affrontando i giorni uno ad uno, la fine di Luglio dovrà pur arrivare, resta da guardare negli occhi il motivo fondamentale in cui mi sento così giù, stanchezza fisica a parte.


Ho ricevuto due chiamate ieri, da Marina e Maurizio. Erano due telefonate amichevoli, senza particolari notizie, ma accomunate dal fatto che la prima mi ha fatto guardare avanti, l'altra indietro.


Egoisticamente, come penso la maggior parte di noi ed in particolare chi è lontano dal posto dov'è cresciuto, vorrei tanto che tornare a casa significasse per me un ritorno nel nido, nel posto accogliente e sempre uguale che si conserva intatto nella memoria. Va da se' che questo non è possibile, non è possibile conservare un posto e le sue persone uguali a sempre, è ovvio. Sentire Maurizio, la persona che è diventato da  quella che era quando uscivamo insieme tutti i weekend, mi atterrisce. Per carità: sempre brava persona, sempre amico ma diverso, lontano, distante. I miei ricordi del periodo di regolare frequentazione sono vividi, i suoi sbiaditi. I miei risalgono a qualche anno fa, i suoi sembrano risalire a decenni fa.


Non posso biasimarlo, consapevole che se fossi rimasta dov'ero probabilmente anch'io sarei così, chiusa in me stessa per non dover accogliere una nuova giornata identica a quella prima e a quella dopo, senza possibilità di divertimento, di scambio di alcun tipo. Venire qui ha avuto senza dubbio più lati positivi che negativi, e uno dei maggiori lati positivi è che ho ricominciato da capo, assaporando ogni momento della nuova vita che andavo ad affrontare, staccandomi completamente da ciò che costituisce il "prima".


Ma mi fa comunque male, la vivo quasi come un tradimento questa presa di posizione che ha assunto Mauri, questo atteggiamento fatalistico del "ciò che è stato è stato", mi chiedo: ma come si fa a definire "amiche tanto per uscire" due ragazze con cui sta ancora passando serate su serate per non parlare poi degli anni in cui eravamo tutti sempre insieme?


Non le definisco così nemmeno io, che sono a 600 km e che le sento una volta ogni morte di papa!


Le delusioni, questo è vero, sono come mercurio nella terra: irradiano le radici di veleno e ciò che ne può venir fuori è soltanto qualcosa di secco, di morto.


E allora ti consoli, sperando che il guardare avanti sia di conforto a quello che si è lasciato dietro, rincuorandosi anche con reiterata autoconvinzione che siamo forti e che le persone audaci guardano avanti, mai indietro.


Cazzate.


Ci vuole molto più coraggio a guardare cosa ci si è lasciati dietro le spalle: il "poi" ha sempre un'alternativa, un senso di fatalità che ci fa sentire liberi di scegliere, senza metterci mai con le spalle al muro. Il "potrebbe ma potrebbe anche non essere" ci regala un attimo di gioia.


Ciò che è passato, invece, è così e basta: il detto, il fatto, il vissuto, resta lì cristallizzato e non si può cambiare. E' così che nascono i rimpianti.


Ed è proprio ciò che mi chiedo sentendo Marina, occupatissima ma sempre felice del suo lavoro. Cosa che io, forse, non sono.


Non so se aver rinunciato ad un sogno per seguirne un altro abbia, o meglio, avrà dei buoni risultati, e la cosa buffa è che lo saprò soltanto quando non potrò più farci nulla, quando tutto sarà ormai indietro, cristallizzato, alle mie spalle.


Il futuro è diventato presente, ho fatto delle scelte, per me e per altri (è raro che si facciano scelte dove nessun'altro è coinvolto) ed ora devo andare avanti.


Cercando sempre di andare avanti nella migliore maniera possibile e blablabla.


E questo è quanto.


Ho trovato per caso il blog di Nina, tramite un altro blog che di solito leggo. Io Nina non la conosco, ma so soltanto che in questi momenti leggerla è per me di grande consolazione, è il primo blog che sfoglio come un libro, e come tale ha il potere di portarmi altrove. Vorrei davvero poterci parlare, con una persona così.




7 commenti:

  1. Ma stai proprio giù giù giù? Proprio proprio?

    Ci sarà qualche altra cosa che ti causa un poco di dolore.

    Ogni tanto la tristezza ci si accomoda in casa, e bisogna ospitarla.

    Ora vado a scriverti gli auguri (ho visto un numeretto grazioso più indietro), con ritardo purtroppo, ho poco tempo in questo periodo per stare al pc.

    Ti abbraccio :)

    RispondiElimina
  2. Prima di esprimere un giudizio dovrei capire cosa intendi quando ti riferisci alla tua terra natia come un luogo "dove non c'era niente da fare". Come lo avete vissuto tu e i tuoi amici, cosa ha significato nella vostra formazione e nella concretizzazione dei vostri sogni.

    Una cosa è certa. Non te ne ho parlato, forse, ma qualche mese fa la mia migliore amica ha dato di matto. Si è comportata malissimo e da allora ho troncato i rapporti. Di netto.

    Non è stata una mancanza di rispetto la mia. Mi ha ferita troppo, oltre a tutto il resto.

    Ciò nonostante non posso dire di avere dei rimpianti per quanto vedo alle nostre spalle. La nostra amicizia è nata e ha avuto un percorso di 29 anni. Adesso si è arrestata e forse non si riavrà mai più.

    Ma non per questo uno deve necessariamente avere dei rimpianti. Quel che è stato il passato è stato, e ha contribuito a renderci quello che siamo oggi. Ha fattò sì che fossimo immensamente felici, amati, ma anche tristi e depressi. Non tornerà più, certo, ma come questo stesso istante.

    Siamo tutti in divenire.

    Io mi auguro che ti riprenda da questa battuta di arresto concentrandoti profondamente sul tuo presente, osservando il tuo Beci, il vostro nido e facendo progetti per il futuro.

    Nel passato hai già dato e hai già avuto.

    Il qui e ora, così come il futuro, invece, sono carta bianca, tutta da scrivere.

    Ti abbraccio forte!

    RispondiElimina
  3. Ciao Pioggia, era un po' che non ci sentivamo, come stai? Grazie degli auguri, sono sempre ben accetti anche se in ritardo!

    Scrivimi magari in privato, voglio sapere le novità di questo ultimo periodo!


    Arte: sai, la rottura di un'amicizia è diversa. Specie se siamo noi a troncare un rapporto, perché evidentemente siamo stati feriti, significa che la strada intrapresa in comune con un'altra persona è finita, il che nella vita, si sa: succede.

    Il "niente da fare" si riferiva al fatto che essendo le mie zone d'origine alquanto prive di stimoli esterni e varietà di prospettive, ha fatto sì che l'amicizia si consolidasse: paradossalmente, il non poter fare altro che andare in giro a passeggiare o stare davanti ad una birra in un pub ha favorito il dialogo, la confidenza. Forse non sarebbe stato lo stesso se ogni sera avessimo avuto la possibilità di fare qualcosa di diverso. La profonda conoscenza reciproca che ne è seguita è stata la base per un'amicizia che credevo forte, ma che adesso viene quasi negata, non solo facendo riferimento al passato rispetto ad ora, ma quasi mettendo in dubbio che anche allora questa amicizia esistesse davvero se non come passatempo perché non si aveva meglio da fare.

    Verissimo il discorso sui progetti futuri, ma è raro e complicato poter costruire nuove cose se le vecchie si sgretolano così: senza basi, la costruzione ha vita breve. E il passato sono le nostre basi, i ricordi pure. Che quindi si metta in dubbio un ricordo, un fatto passato e oggettivo (l'abbiamo vissuto insieme, quindi è innegabile) mi fa sorgere molti quesiti, che potrebbero trovare risposta solo con una lunga chiacchierata dal vivo, non certo attraverso il telefono.

    E' brutto scrivere su carta bianca se sai che da qui a poco le parole verranno cancellate...

    Un abbraccio anche a te!! :**

    RispondiElimina
  4. Comprendo i tuoi dubbi e le incertezze che ti attanagliano.

    Io al posto tuo darei un bel colpo di spugna e riprenderei in pugno la mia vita a prescindere da quello che l'altra persona dice del nostro passato in comune. Detesto che le cose vengano rimaneggiate e rimpastate in questo modo, soprattutto perchè sono sicura di me stessa e di quanto ho fatto io.

    Mi piacerebbe che anche tu fossi così. Non sto sottintendendo che tu sia una ragazza insicura, non vorrei venire fraintesa. Ma sto solo dicendo che, per quanto tu voglia bene a queste persone, e al tuo amico in particolare, il fatto che lui vacilli rispetto al passato o passi il tempo a fare il revisionista, non dovrebbe smuovere te da dalle certezze e dalla bellezza che ha rappresentato la vostra amicizia in comune.

    Tu ricorderai sempre il bene che vi siete voluti, le parole che sono corse tra voi, l'affetto reciproco. Se lui vuole cambiare il passato deve essere un problema suo, non certo tuo.

    Un conto, tesoro mio, è mettersi in dubbio rispetto a un evento, o a un'amicizia dove ci sono elementi che ti fanno seriamente ripensare alle tue azioni e ai tuoi sentimenti. Ma io ho la netta sensazione che questa ragazzo si guardi, in un certo qual modo, "l'ombelico", perchè è rimasto in quella realtà piatta e priva di stimoli dove non c'è altro da fare se non continuare a uscire in compagnia e, magari, come in questo caso, rivisitare il proprio passato per apportare delle modifiche.

    Io sono quasi sicura che se avesse una vita come la tua in questo momento, non si perderebbe dietro le zanzare.

    Spero tu capisca quello che ti intendo e che ti dia da sola uno scossone bello forte, perchè in te c'è un'anima talmente brillante e giusta che trovo riprovevole che una persona che dovrebbe essere davvero tua amica, possa turbarti in questo modo.

    Ti stringo forte!

    RispondiElimina
  5. Si si, Arte:sicuramente l'essere rimasto senza stimoli non l'ha aiutato, e temo stia davvero scivolando, da un po' di tempo a questa parte, in una brutta depressione... mi spiace non poter far nulla, ma in questo caso vale il detto "aiutati che dio t'aiuta". Se ne vuole uscire, il primo a muoversi, in tutti i sensi, dovrà essere lui..io, anche potendo, ho le mani legate da questo punto di vista.

    Suppongo che questo malessere, questa noia che lo attanaglia, getti sui suoi occhi un velo di negativismo un po' su tutto, con la nefasta conseguenza di non voler o non riuscire a ricordare tutte le cose fatte insieme.

    Sul prescindere da quello che lui pensi o dica sul passato, invece, non riesco ad essere d'accordo: se un'amicizia o un rapporto umano si costruisce in 2 (parlo di me e lui, in questo caso), sono 2 le menti e 2 le bocche da cui escono parole ad essere implicate.

    Io so bene cosa penso e come mi sento rispetto a questa amicizia che tutto sommato continua (altrimenti non ci parleremmo neanche più a quest'ora), ed è per questo che continuo a dormire e di certo non mi strappo i capelli per quanto accaduto...d'altro canto però mi sentirei un po' scema a definire una "grande amicizia" un legame che da parte sua non viene definito altrettanto, anche se io fino ad ora così avrei definito il rapporto che ci lega. E' come un matrimonio: i sentimenti devono essere chiari da una parte e dall'altra. Se salta fuori che da una parte l'amicizia non era come dall'altra, io non posso continuare a ritenere Maurizio come "uno dei miei migliori amici", ma "un amico come tanti"...non so come spiegarlo meglio, è come se mi lasciasse il ragazzo ma io nella mia testa continuassi a starci insieme e definire bellissima la mia coppia..ma quale coppia, se dall'altra parte non c'è chi ricambia?

    In questo senso sono amareggiata, ma tu sai bene, cara Arte, che barcollo ma non mollo. I miei sono sfoghi momentanei, lusso che fortunatamente possiamo ancora concederci :), ma poi tutto torna (se mai fosse sfuggito) sotto controllo!

    Un baciozzo!

    RispondiElimina
  6. Io ti comprendo, almeno in parte, poihcè sto dall'altra parte. Perchè qui dove sto io, non c'è niente. Ci si lega a lavori che ti fai piacere, a persone che sono sempre le stesse e che ti buttano addosso la loro insoddisfazione facendoti sentire più abbattuta di quel che già eri.

    Ho un amico da oltre 20 anni. Lui è andato via per motivi di studio e poi di lavoro. Ci guarda dall'alto in basso come se lui stesse in paradiso mentre noi siamo ancora qui nel paese morto.

    Non sto dicendo che tu guardi dall'alto in basso i tuoi amici eh, sia chiaro, ma magari loro si sentono in "difetto" in qualche modo e la lontananza non fa che accrescere la distanza che c'è tra voi.

    E' brutto lo so.

    E quando la tristezza arriva, bisogna solo farla accomodare e trattarla bene in modo che se ne vada il prima possibile e soddisfatta, e che non si ripresenti per un po'.

    RispondiElimina
  7. Chicca e Lillililla, certo che bisognerebbe aprire un vero e proprio dibattito sui pro e i contro del vivere in un minuscolo paese dove c'è il nulla...

    Io pure vengo dalla provincia della provincia della provincia, ma francamente, tra campagna, il mare vicino e soprattutto, il bisogno di raccoglimento per scrivere, dipingere e leggere, non ho MAI sofferto di alcun tipo di solitudine o repressione.

    Certo, la prima volta che sono andata a Roma, per fare un esempio, sono rimasta quasi scioccata dal numero di offerte culturali (per dirne una) per ogni sera.

    Ma, almeno nel mio caso, credo che vivere in un posto simile mi avrebbe distolta troppo dai miei obiettivi.

    RispondiElimina